| Comunità e Soggettività
del prof. Mario Tedeschi
(Presentazione dell'omonimo convegno tenutosi a Napoli dal 14 al 16 novembre 2005)
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Il concetto di comunità, studiato principalmente dai sociologi, ha una valenza interdisciplinare e una dimensione teorica, religiosa, filosofica e giuridica, di gran rilievo, solo che si pensi che i giuristi parlano sul piano del diritto interno di comunità statuale e su quello esterno di comunità internazionale o di Comunità Economica Europea. Su un piano più squisitamente privatistico le comunità, giuridicamente riconosciute o meno, costituiscono un momento di intermediazione tra l'individuo e lo Stato, per meglio consentire ai singoli di rapportarsi al potere politico e di rappresentare i loro interessi. Le varie comunità religiose vivono all'interno di tali ordinamenti. Con ogni probabilità il termine comunità ha una radice religiosa e si rinviene nelle sacre scritture.
In capo a questi ordinamenti i singoli hanno sempre minore valore, per cui è stato necessario ricorrere ai modelli comunitari, con un preciso significato: da un lato quello di rompere il rapporto tra individuo e Stato, senza di che qualsiasi potere o rappresentanza politica diventa arbitraria, dall'altro di non svuotare lo Stato dei propri tradizionali e precipui compiti. Ciò avviene in presenza dei più diversi tipi di ordinamenti giuridici, quelli anglosassoni, che si basano su una acclarata tradizione comunitaria, di stampo congregazionale, nella quale le dinamiche interne ai gruppi sociali -democrazia, rappresentatività, omogeneità, anche nei fini da perseguire, rispetto delle minoranze- sono sicuramente rispettate, o quelli latino americani, o quegli ordinamenti che solo da pochi anni sono pervenuti a un sistema rappresentativo e di tipo democratico, o che a tali modelli sono dichiaratamente estranei.
Lo stesso concetto di comunità internazionale, -che tradizionalmente coincideva con quello della comunità degli Stati, unici soggetti di diritto internazionale- si è espanso prima attraverso l'attribuzione di una soggettività internazionale a enti diversi dagli Stati, come le organizzazioni internazionali, poi con il riconoscimento di comunità di Stati portatori di interessi diversi da quelli dei singoli ordinamenti, per cui è la stessa concezione della pluralità degli ordinamenti giuridici primari che andrebbe rivista, perché non esprime più quanto, dall'inizio del secolo scorso a pochi anni fa, è stato funzionale a delineare i rapporti tra tali realtà. In tal senso e su un piano unicamente teorico, che comporta un declino delle teorie istituzioniste a vantaggio di quelle pluraliste, i contributi che possono provenire da un'analisi di tipo internazionale sono fondamentali.
Si deve, com'è noto, al Rescigno l'utilizzazione del concetto di comunità quale termine intermedio tra l'individuo e lo Stato, su un piano giuridico, che non si limita soltanto a quello civilistico. Riprendere tali studi, a distanza di oltre trent'anni, anche per verificare quale riscontro abbiano avuto sul piano teorico e fattuale, non sarebbe cosa inutile, anche se non è facile rapportarsi a modelli di tale rilievo culturale.
Anche sul piano religioso un'indagine appare certamente opportuna, in capo alle singole confessioni e al loro interno. Momenti di aggregazione spontanea sono alla base del sorgere dei vari ordini religiosi; la Chiesa primitiva valorizzava certamente più di ora il momento comunitario; la Chiesa stessa è considerata una comunità d'anime. La disamina religiosa viene subito dopo quella sociologica e precede in parte la qualificazione giuridica.
La contrapposizione, all'interno del mondo c.d. occidentale, tra Paesi di common law e di civil law , appare anch'essa superata. I problemi attuali sono piuttosto quelli del rapporto tra la tradizione occidentale di stampo illuminista -che vede nella tripartizione dei poteri, nel momento costituente e nelle garanzie dei diritti di libertà i principali poli di riferimento- e quella orientale, molto variegata e certamente estranea sia alla tradizione illuminista che a quella romanista.
Se si vuole garantire al mondo attuale un futuro, non si potrà prescindere da alcune acquisizioni del mondo occidentale che il momento comunitario rappresenta con estrema efficacia, e cioè il rispetto delle tradizioni storiche, religiose, giuridiche e politiche di ciascun popolo, sulla base dei principi di libertà -prima di tutte quella religiosa-, del rispetto delle minoranze, del non ricorso alla guerra come mezzo estremo di composizione dei conflitti internazionali, dell'abbandono di ogni idea di uno Stato guida, così com'è venuta meno quella dell'equilibrio bipolare. Non c'è una concezione del mondo che sia preferibile alle altre, ma tante e diverse concezioni che debbono coesistere se si vuole appunto che questo mondo abbia un futuro.
E' per tali motivi che si è pensato di dare inizio ai lavori dell'Osservatorio partendo da un Convegno sul significato del termine comunità. che chiama in causa studiosi di varia estrazione e cultura e di diversi credi religiosi, siano essi storici o filosofi, politologi o sociologi, giuristi o economisti. Mi rendo conto che non è facile, che il termine comunità ha assunto significati e contenuti diversi nel corso dei secoli e in capo ai singoli ordinamenti, ma è questo un passaggio obbligato se si vuole dare alle iniziative dell'Osservatorio una base seria in modo da rendere possibili, in futuro, maggiori e ulteriori approfondimenti. |