P. ANDERSON, Spectrum. Da destra a sinistra, tr. di Giuseppe Gallo, Collana “i Saggi”, Baldini Castoldi Dalai Milano 2008, pagg. 471, € 21
recensione di Leonardo Saviano
Quale significato conservano, nell’attuale panorama politico, categorie come Destra, Centro e Sinistra? Quali sono i loro confini? E perché, dalla fine della Guerra Fredda in poi, sono state le idee della tradizione conservatrice - di cui il neoliberalismo costituisce la variante più aggiornata e aggressiva – a prendere progressivamente terreno?
Con un approccio comparativo che muove senza pregiudizi da un fronte all’altro dell’intero spettro ideologico, Spectrum cerca di rispondere a queste domande, tracciando un suggestivo e penetrante ritratto delle principali idee sottostanti il dibattito politico contemporaneo, al rigore e alla lucidità dell’indagine affiancandosi anche il pathos di una profonda passione politica che porta l’autore a mettere sotto accusa quella Sinistra in cui egli stesso si riconosce, colpevole a suo avviso di essere incapace di superare il trauma della sconfitta e guardare in faccia gli avversari senza indulgenze né autoinganni: “Questo libro affonda lo sguardo nella storia delle idee contemporanee. Lo si può considerare una sorta di panoramica che, muovendo da destra a sinistra, rischiara un particolare paesaggio intellettuale. I pensatori e gli scrittori qui esaminati appartengono a un mondo politico nel quale le categorie di destra, centro e sinistra conservano ancora un significato riconoscibile, nonostante la loro localizzazione e le linee di confine siano diventate alquanto mobili”.
Con questi termini presenta il suo nuovo libro Spectrum. Da destra a sinistra nel mondo delle idee (tr. di Giuseppe Gallo, Collana “i Saggi”, Baldini Castoldi Dalai Editore, Milano 2008, pagg.471, € 21) Perry Anderson, eminente storico britannico, professore di Storia delle idee nel XX secolo e di sociologia all’Università della California a Los Angeles, UCLA, già Direttore della “New Left Review” ora editorialista della “London Review of Books”, il quale affronta senza pregiudizio alcuno l’intero spettro ideologico che illumina l’odierno dibattito politico esaminando le opere di alcuni fra i più significativi pensatori contemporanei quali Michael Oakeshott, Leo Strass, Carl Schmitt e Friedrich von Hayek per quanto attiene alla Destra più determinata; John Rawls, Jurgen Habermas e Norberto Bobbio per quanto riguarda il Centro liberale e socialdemocratico; Edward Thompson, Robert Brenner ed Eric Hobsbawm relativamente alla Sinistra marxista, con l’aggiunta di una particolare attenzione alla narrativa con il romanziere Gabriel Garcìa Màrquez e alla filologia con lo specialista Sebastiano Timpanaro.
“La distribuzione dei saggi segue quella cronologica della loro apparizione. Dalla fine della Guerra Fredda in poi, quando fu pubblicato Al fuoco dell’impegno, le idee della destra hanno progressivamente guadagnato terreno; il centro si è adeguato sempre di più; e la sinistra, generalmente parlando, batte in ritirata. La portata della restaurazione intellettuale in atto – di cui il termine ‘neoliberalismo’, considerato seriamente nei suoi aspetti storici, coglie un aspetto essenziale – viene di solito rimossa a sinistra con una varietà di atteggiamenti. La sconfitta è un’esperienza dura da padroneggiare e la tentazione è sempre quella di sublimarla. Ma, se alla fine il trauma dovrà essere superato, occorre sapere guardare in faccia gli avversari teorici, senza indulgenze né autoinganni. Uno degli obiettivi di questa raccolta, pertanto, è reagire a tale involuzione” ammonisce l’autore che ha raccolto in volume i suoi interventi sulla “London Review of Books”.
Perciò Spectrum è nato dal suo desiderio di presentare il dibattito intellettuale in una diversa prospettiva, poco frequente non solamente per la Sinistra ma pure per la Destra e per il Centro, impostata su due linee portanti, la prima consistendo nel manifestare rispetto e interesse per gli studiosi appartenenti allo schieramento opposto e agli avversari politici pur mantenendosi a distanza dalle loro idee, la seconda sviluppandosi mediante un vero esercizio critico nei confronti della propria parte in spirito di lealtà leale ma senza indulgere a un senso di colpa: le scelte politiche della Sinistra che egli ha voluto difendere sono quelle non compromissorie, intendendo con questo termine indicare due esigenze, la prima che il realismo senza compromessi significhi non ridurre l’ampiezza della storica sconfitta subìta dalla Sinistra nel secolo ventesimo come spesso accade, la seconda di osservare il sistema vincente con occhio lucido senza celarsi la sua potenza e senza scendere a compromessi a qualsivoglia prezzo, il che purtroppo è spesso accaduto quando ci è dimenticati che si può essere spezzati senza essere piegati.
A fare da ulteriore supporto a questa indagine ad ampio raggio sta pure la convinzione dell’autore che la politica non è un’attività chiusa in se stessa, ma che essa si alimenta dei conflitti di un determinato tempo chiamando in causa una complessa serie di questioni che vanno ben oltre la sfera di competenza della scienza politica propriamente detta per coinvolgere, di volta in volta, le più varie discipline dalla filosofia all’economia, dalla sociologia alla psicologia, donde la tensione interdisciplinare che costituisce uno dei motivi di principale interesse dei quindici saggi che compongono il volume.
Anderson, infatti, precisa: “La politica non è un’attività chiusa in se stessa, che genera un insieme organico di concetti autoreferenziali. Quello che si considera come un complesso di idee aventi attinenza con i conflitti politici di un determinato tempo varia a seconda dell’epoca e della regione. E oggi si estende molto oltre la sfera di competenza della scienza politica tradizionalmente intesa” e aggiunge: “In prevalenza è stata la destra ad appropriarsi dell’eredità del pensiero politico classico, da Platone a Nietzsche, e ad avvertire l’urgenza dei compiti di governo, all’interno e all’esterno dei confini nazionali. L’edificazione dei principi di una filosofia normativa è, invece, una specialità del centro. Mentre gli interessi della sinistra sono dominati dall’economia, dalla ricerca sociale e dall’indagine culturale del passato e del presente”.
La prima parte del volume prende in esame un insieme di opere che, in un modo o nell’altro, appartengono alla cultura di Destra dove, in tale contesto, la scena è dominata dai quattro pensatori dagli inconfondibili caratteri personali discussi nel saggio iniziale: Michael Oakeshort, Carl Schmitt, Leo Strass, Friedrich von Hayek e la chiave di lettura per comprendere la loro influenza politica permane quella di mettere in luce la complessa interrelazione delle diverse reazioni all’imporsi della democrazia di massa.
Ha notato Anderson: “Il titolo di questa prima parte, Politica, deve essere inteso nel senso più stretto del termine, come attività volta a definire le forme e i programmi atti ad amministrare lo Stato, distinta dai più ampli problemi della natura e della struttura del potere in una società. Secondo l’uso francese possiamo dire la politique contrapposta a le politique. Non meraviglia che opere considerate in questa area inclinino in prevalenza a destra, giacché tale era l’orientamento del mondo in quel periodo”.
La seconda parte del volume è dedicata a tre autorevoli filosofi politici della fine del Novecento, che sono presentati e si presentano come espressioni della sinistra moderata e che sono John Rawls, Jurgen Habermas e Norberto Bobbio, “affrontati senza alcuna enfasi polemica, come pensatori che, almeno in quel periodo, si collocavano più appropriatamene al centro”.
La terza parte del volume si inoltra nel campo della Sinistra, analizzando autori che, in maniera più manifesta rispetto a quelli classificati da Perry Anderson di Destra oppure di Centro, risultano attratti dalla storia quale testimonianza del passato scissa da qualsivoglia considerazione etica e normativa, considerazione che peraltro si presenta ovvia per storici moderni della rinomanza di un Edward Thompson, di un Robert Brenner oppure di un Eric Hobsbawm ma si presenta valida pure per il filologo classico e studioso della storia delle idee Sebastiano Timpanaro; per il sociologo Goron Therborn, la cui opera principale può essere definita, sotto ogni aspetto, una sintesi storica di primaria importanza; e, alla sua maniera, per Gabriel Garcìa Màrquez, che nei suoi romanzi ha costantemente prediletto come oggetto di rappresentazione il mondo passato e non quello odierno.
Anderson conclude: “E’ evidente che non si può considerare morta una filosofia come il marxismo che è stata capace di permeare opere di una tale grandezza quali quelle di Therborn o Brenner o Hobsbawm, i quali si sono confrontati con questioni di portata mondiale, dalla storia della famiglia moderna alle dinamiche dell’economia globale, alla periodizzazione del XX secolo”. E lungo tutto il corso di quest’ultimo, nella traiettoria scelta dall’autore, la storia della Sinistra è sempre stata ed è sempre rimasta la storia del socialismo, del riformismo e della rivoluzione che ne costituiva l’aspetto più importante giacché prefigurava la costruzione di un sistema totalmente alternativo.
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