Illuminati di Baviera: il gioco delle identità di Elena Cuomo
E’ opinione largamente diffusa anche se non sempre condivisa, basti pensare con i dovuti distinguo a Jürgen Habermas e a Reinhart Koselleck, che il passaggio della cultura occidentale all’età moderna sia dovuto in larga parte al diffondersi nel Settecento in Europa delle prime Logge massoniche e dei suoi ideali di libertà, fratellanza e ragione. La sociabilità muratoria ha diffuso non solo delle tensioni di rinnovamento dall’interno dello spessore culturale e spirituale del ceto medio, ma, fornendo i luoghi del confronto, ha contribuito alla formazione di una coscienza critica del singolo e alla formazione del futuro cittadino, quale soggetto politico, abituato a partecipare ad una vita di comunità fatta di fratellanza, obbedienza all’autorità, consenso e dissenso nei confronti delle posizioni della maggioranza e, in poche parole, all’esercizio della libertà(1).
Nella vivacità(2) del dibattito attuale circa l’identità dell’Europa, secondo alcuni campione della cristianità(3), secondo altri della modernità, che è andata preconizzando un mondo aperto, senza barriere geografiche, politiche, di censo, mi sembra opportuno soffermarsi a riflettere ancora sul processo di formazione dell’identità europea, che lungo il XVIII secolo è andato consolidandosi. E certamente in questo contesto la massoneria ha fortemente contribuito alla formazione e alla crescita di un humus culturale e spirituale comune che, specie, nell’europa centrale, è andato propagandosi di pari passo ad un diffuso senso di appartenenza ad un’umanità ideale, attraverso l’affiliazione a comunità particolari o fratellanze. Molto spesso la coltivazione di sé in ambiti sociali, che si nutrivano di ideali politici o spirituali, ha consentito la costruzione di un’identità comune all’interno di gruppi più ampi. Questi luoghi della socializzazione, della vita in comune e, insieme dello spirito, hanno consentito il rinnovamento dell’appartenenza del singolo all’intero, restituendo alla coscienza nascente dell’uomo moderno un senso di partecipazione alla totalità, senza però confondersi con essa(4): se da una parte la forma di frequentazione e di partecipazione ha contribuito a delineare la fisionomia del cittadino europeo, la meditazione sullo spessore umano, sulle sue potenzialità libere di natura e ragione, il potenziamento e l’esercizio della volontà, anche attraverso la valorizzazione della via sapienziale, hanno disegnato il profilo di un uomo, individuo e libero in seno alla comunità.
Senza voler appiattire il dibattito sull’identità dell’Europa a confronto con l’ecumene globalizzata su quello – anche molto discusso - del contributo della sociabilitas di stampo massonico alla formazione della modernità e, volendo comunque tener conto della complessità del concetto di identità(5), mi sembra opportuno e interessante proporre delle riflessioni sul gioco delle identità in seno agli Illuminati di Baviera, a torto o a ragione ascritti all’universo muratorio del Settecento riformatore(6). Tale sguardo, a mio parere, consente una cifra interpretativa particolarmente interessante di un atanor(7) dello spirito umano e delle sue spinte aggregative e più propriamente politiche, in seno ad una società come quella settecentesca, in continuo fermento anche quando sembra languire nel culto più sterile della propria tradizione associativa. Ciò consente anche, sia detto per una maggiore sottolineatura, di dare conto di quella parte di fermento emozionale e vicino alla matrice esoterica della cultura europea, che in quel periodo attingeva in maniera scomposta alla tradizione sapienziale per attrarre l’immaginario delle nuove generazioni. Forse, proprio osservando tali sregolatezze irrituali, sarà possibile riflettere sulla strumentalizzazione odierna, talvolta palese, di tale universo cognitivo. Patrimonio fortemente caratterizzante, cui, invece, parte degli intellettuali fa appello per la rivalutazione sobria e prudente di quella parte dell’identità europea e del suo tradizionale ruolo di ponte tra mondo inconscio, spirituale, segnato dalla mistica, simbolicamente rivolto ad Oriente e mondo apollineo, razionale, della tecnica, rivolto ad Occidente(8).
Il Settecento tedesco offre una tale ricchezza di strumenti di lettura dell’animo umano anche in chiave di sensibilità politica che, spesso, risulta difficile prediligere l’approfondimento di uno o di un altro aspetto di quella cultura, cui tuttora siamo profondamente debitori e che, ancora, sembra fungere da specchio alla singola coscienza che voglia interrogarsi sulle infinite attitudini del suo essere perituro.
Proprio guardando a quella tradizione, ed in particolare alle associazioni influenzate dall’area massonica, mi sembra di scorgere un aspetto di particolare rilevanza filosofico-politica, all’interno del dibattito sulla socialità/sociabilità settecentesca e in specie muratoria, per la quale la bibliografia italiana rimanda per lo più ai grandi nomi di Weber e Simmel e ai più recenti studi della storiografia francese sui modi di formazione del politico(9)
L’Ordine degli Illuminati di Baviera si profila come un potente canale di socializzazione che, attingendo liberamente a molte delle idealità in fermento nel secolo, le plasma a suo uso e consumo e le utilizza per la formazione di una rete di contatti che, da potente elemento coibente si trasforma in una stringente maglia di potere. L’obiettivo è di mettere in luce come possa essere funzionante ed efficiente una struttura di mero potere attraverso l’illusione mistificante di valorizzare idealità e principî di vita largamente condivisi. E con ciò dimostrare come i meccanismi di una macchina di potere possano prevalere sulle finalità dichiarate.
Volendo focalizzare l’attenzione su un primo aspetto della fisionomia pubblica degli Illuminaten: le posizioni politiche e gli ideali propugnati dalla setta attingono in larga parte ai lumi francesi, ma sono anche espressione di un utopismo classico, commisto con certo ermetismo e chialismo di origine medievale(10), che traspone le pulsioni antiassolutistiche di una società in fermento nel progetto anarcoide di palingenesi dell’umanità, prospettando l’idillio, se si vuole anche vagamente romantico, di un mondo rinnovato, senza frontiere e senza stato. Le popolazioni europee, attraverso l’attuazione di un programma didattico di rieducazione dei giovani si sarebbero gradatamente liberate degli stati nazionali, per lasciar spazio al mondo della virtù classica, nel segno del recupero di un’immagine ancestrale di totalità. E’ opportuno ricordare che tali posizioni, nel progetto iniziale del suo fondatore Adam Weishaupt appaiono volutamente contaminate tra loro e con un tipo di ritualità di stampo iniziatico, atta a creare un clima esoterico; tuttavia, con l’ingresso nei ranghi del barone von Kniegge, l’adesione alla libera muratoria assume un significato più forte e gli ideali propugnati si colorano di una vena rousseauiana(11).
Nel variegato panorama settecentesco delle accademie, delle sette religiose e delle società segrete spesso di stampo massonico, se non di diretta filiazione muratoria, gli Illuminati di Baviera si distinguono, in Germania, per alcune peculiarità di rilevante interesse.
Infatti, nel contesto di questo tipo di sociabilità l’Ordine si afferma quale esempio di sistema chiuso che, mi sembra, meriti particolare attenzione.
Devo premettere che la definizione di sociabilità proposta da Helmut Reinhalter(12) mi sembra particolarmente convincente, in quanto, in linea con una visione antropologica di tradizione aristotelico-tomistica, presenta un uomo per natura volto al vivere in un contesto plurimo e propenso ad intrecciare legami di tipo familiare. Così inteso, il termine sociabilità consente di essere utilizzato per indicare un’attitudine a vivere in forme sociali complesse e a dar loro un forte accento identitario, determinante nella connotazione di un gruppo rispetto ad un altro. Esso mi sembra particolarmente significativo e calzante circa il fenomeno della costituzione e organizzazione di questa società segreta che, pur in un così breve lasso di tempo, tanto ha inciso sulla politica europea e sull’immaginario di quanti, a torto o a ragione l’hanno ritenuta protagonista dei profondi cambiamenti dello scenario politico europeo di fine secolo.
Questo concetto di socialitas può prendere particolare risalto, se messo in relazione al concetto di civitas, secondo l’impostazione di Giulio M. Chiodi, anche se non è questa la sede per approfondirne i caratteri. (13)
Mi esento anche da esporre nelle sue linee fondamentali la teoria della cospirazione, che è stata la più diffusa e più impegnata interpretazione della natura e degli obiettivi degli Illuminati. Mi limito solo a ricordare che il suo più noto formulatore fu il gesuita Augustin Barruel; questi, nel dar voce al disorientamento del mondo tradizionalista e conservatore dinanzi agli eventi della Rivoluzione francese, in un clima di caccia alle streghe, riduce il variegato scacchiere degli illuminismi europei ad un unico, generico giacobinismo, nel quale egli annovera tra gli imputati d’onore gli Illuminati di Baviera(14).
Siamo, come è noto, in un clima di grandi trasformazioni, nel quale la massoneria nella ricchezza e nella varietà del suo spettro, ha esercitato un’influenza non secondaria sulle culture cortigiano-aristocratiche e sull’emergere di una nuova cultura di stampo borghese. (15) Il portato democratico di autoregolamentazione e autogestione, in una temperie di superamento di rigidi confini nazionali, confessionali e cetuali, ha fortemente inciso sull’atmosfera politica del secolo. (16) E fin qui la letteratura è sterminata(17).
Evidentemente il ruolo centrale della volontà (adesione, tenacia, esercizi spirituali, iniziazione etc.) e le forme di affermazione di questa ridavano nuovo nerbo ad un concetto centrale, direi, connaturato ad una linea mistica di matrice agostiniana che si innesterà più tardi prima nelle correnti del pietismo e poi nelle prospettive della Bildung. In tal modo, a mio parere, attraverso il diffondersi di una sociabilità di tipo muratorio, tornano alla ribalta volontà, responsabilità e autodeterminazione, anche se, molto spesso, in contesti fortemente iniziatici e, quindi, di stampo elitario, a volte anche orientati verso una concezione oligarchica del potere.
In una rosa così variegata di gradazioni (nuances) si afferma in poco tempo la società segreta degli Illuminaten, fondata nel 1776 in Baviera Adam Weishaupt, a partire da un manipolo di amici. L’Ordine è stato attivo per circa un decennio, insistendo principalmente in Baviera, ma riuscendo in così poco tempo a raggiungere considerevoli risultati nell’intera area di lingua tedesca. Nato dalle ambizioni personali di un professore universitario di diritto ecclesiastico, che molto sembra aver sofferto l’ambiente criptocattolico, fortemente influenzato dai Gesuiti e le rigide regole accademiche, in contrasto con la sua ambiziosa sete di potere, l’Ordine potrebbe essere considerato un fenomeno marginale. Pur tuttavia esso si presenta come un interessante esempio di sociabilità a sistema chiuso, fondato sul paradosso della perfetta combinazione dei due estremi di un rigoroso accentramento di potere che usa come collante l’esasperazione degli ideali illuministici di vago sapore francese, mescolandoli, peraltro, con suggestioni di vagheggiamento di un indistinto ritorno ad un originario germanesimo. L’elaborazione di un’ideologia politica tanto sincretica fa pensare al laboratorio di propaganda di un potere dalle caratteristiche totalitarie, non prive di accenti demagogici. A ben vedere, però, - e in ciò consiste l’aspetto più interessante del fenomeno - si tratta di un esempio perfettamente funzionante in miniatura di cosa possa accadere quando la logica del potere sistemico si impossessi di un determinato schema di socialità e, a prescindere dai connotati culturali più significativi di quest’ultimo, li pieghi e li forgi a suo uso e consumo, assimilandoli ad elementi ad essi assolutamente spuri.
Ecco che questo diventa il luogo, il crogiuolo per la creazione di mitismi, cioè di antichi miti rivisitati, modificati, piegati ad una logica ad essi estranea: i richiami al germanesimo per esempio, fanno leva sulla potenza evocativa del mito dell’origine, ma i contenuti proposti non appartengono alla sua logica, bensì sono il prodotto di un preciso progetto politico! (18) Così depotenziati, sottratti alla loro pregnanza significativa, e pericolosamente trasposti, i nuovi miti vengono offerti come lievito alle coscienze, già precedentemente impoverite della loro capacità critica e autodeterminazione! Paradossalmente, volontà e senso di responsabilità vengono invocate in un contesto già orientato, in una capillare operazione ideologica di decostruzione e ricostruzione delle coscienze! Diventa l’apoteosi della finzione ideologica nelle mani del potere sistemico!
Gli Illuminati di Baviera sono per lo più conosciuti come quel ramo di una sé-dicente massoneria che, nella Germania dell’Aufklaerung, pur assumendo i toni di un certo radicalismo politico, si è aperto verso quegli ideali egualitari, dai contemporanei considerati appannaggio per lo più della cultura francese, i quali preludevano alle posizioni giacobine, cui pure questo Ordine viene comunemente assimilato(19). Al di là della pur indicativa querelle storiografica che è ancorché nota agli studiosi del settore e che mi riservo di sviluppare, ciò che oggi affronto e che mi pare di rilevante interesse è quello che si presenta ad una prima analisi come un modello doppio di sociabilità che connota questo sé-dicente ordine massonico sul filo di una doppia identità.
Ovviamente per fare ciò in questa occasione dovrò, non solo sorvolare sulle varie correnti dell’Aufklaerung ma anche sul modo di richiamare alla memoria le distinzioni tra setta e società segreta, tra lumi francesi e illuminismi di stampo germanico, tra illuministi e illuminés. Dico subito che anche il mio piano di lettura cercherà, in sintonia con la tesi che intendo sostenere, un duplice livello interpretativo, ossia i due filtri ermeneutici, filosofico-politici, della logica del potere sistemico e del linguaggio della simbolica politica.
Sin dall’inizio, analizzando le vicende dell’Ordine degli Illuminaten, ci si accorge che esso si fonda sulla singolare confluenza di due componenti, la cui specificità ne caratterizza l’essenza, la struttura e l’esito: agli Illuminati di Baviera danno forma, come è comunemente riconosciuto dai più, l’iniziativa e il capillare progetto di Adam Weishaupt, con un audace impegno di razionalizzazione delle sue bramosìe di potere e di rivalsa personale e professionale nei confronti dell’ambiente accademico e criptogesuitico. Weishaupt, si era formato presso i gesuiti e in tale ambiente aveva potuto attingere strumenti per la realizzazione della sua creatura. Capace di convogliare gli ardori spesso giovanili di quanti, animati da una forte idealità, fermamente credevano nella pregnanza di una condotta morale ispirata alla Tugend(20), e alla Empfindsamkeit(21) egli seppe sfruttare l’orientamento verso tematiche di rinnovamento sociale di stampo egualitario, in cui sembra essersi trasformata parte della primaria istanza di rigenerazione morale che ha percorso tutto il Settecento. Qui virtù cardinale del sistema morale non è più la Gelassenheit(22) cristiana, bensì l’estrema fiducianell’operare umano, erede dell’impegno mondano di Lutero e della centralità del concetto di Beruf (23).
Da un lato, quindi, la scaltra ambizione di un singolo e il suo sogno personale di potere; dall’altro le idealità di una generazione ancora intrisa/permeata della utopia lessinghiana(24), che, con l’avvento di una sia pur non univoca sensibilità borghese(25) e nell’incontro complesso con la politica e la cultura francese più corrente, si va inconsapevolmente colorando di suggestioni rousseauiane(26).
La confluenza di queste due tensioni produce in micro una politische Gemeinschaft e una struttura di potere di particolare interesse per il filosofo. Sembra, infatti, sia detto per inciso, di ravvisare una sorta di laboratorio nel quale stia incubando quell’ingente quanto devastante fenomeno che è il totalitarismo, provandone la struttura elementare di potere e, sperimentando così, una formula sempre valida, opportunamente ripetibile nel tempo e nello spazio, ove in una congiuntura di crisi si verifichino le condizioni per un’alleanza di tal sorta(27). Così, in un gioco di identità negate e insufflate, per essere , poi, ancora una volta negate, in un pericoloso gioco di scatole cinesi, questo fenomeno di sociabilitas ha finito per dare un notevole contributo al diffondersi confuso di un utopismo classico, contaminato da elementi di ermetismo che esigeva a gran voce un mondo senza padroni, senza più frontiere e istituzioni statuali. Tuttavia, gli ideali che gli Illuminati di Baviera contribuirono a diffondere, venivano considerati dagli alti quadri dell’organizzazione, poco più di un travestimento o di una nobile menzogna, atta a preservare il segreto dei veri obiettivi di potere perseguiti e per i quali erano necessari gli entusiasmi di intere generazioni di uomini di cultura e di apertura di cuore(28).
Allievo di un ginnasio gesuita e poi studente di una facoltà giuridica fortemente cattolica e in linea con il clima culturale che in quegli anni più che mai si respirava in Baviera, Weishaupt diventa a sua volta professore di diritto ecclesiastico, non per merito, ma per una logica dichiarata di favoritismi che lo rende inviso ai colleghi e lo introduce, a perfezionamento dei metodi gesuitici di apprendimento e di controllo di sé e degli altri ad una palestra accademica, dove la sua attitudine al potere e il suo ingegno si affinano in giochi spionistici e tessitura di trame diplomatiche. Sono questi i primi strumenti che gli consentiranno di concepire ed attuare la setta!
E’ forse interessante ricordare quale fosse il clima delatorio nel quale i giovani alunni venivano educati all’epoca, nonché gli esercizi considerati proficui in area gesuitica, come ad esempio recitare il Padre Nostro al contrario e mandare a memoria interi capitoli del catechismo di Canisius –allora molto in uso – saltando le congiunzioni o altre parti del discorso(29)! Ciò consente immediatamente di comprendere la complicata rete di rapporti orizzontali e verticali che, Weishaupt, in una esasperazione degli insegnamenti ricevuti, tesse, sviluppando una spionistica ed efficacissima reciprocità del controllo, che potrebbero anche far pensare anche ad un certo sadismo, nascosto tra le pieghe di un ipercontrollo spersonalizzato, che pur fa della persona il suo ambito privilegiato. Per questa via gli adepti vengono indotti ad assoggettarsi a una sorta di voyeurismo epistolare in nome della difesa della verità e della futura palingenesi dell’umanità stessa (30). Inutile qui soffermarsi sui diversi gradi o classi che costituiscono la struttura portante dell’organizzazione; basti ricordare che Weishaupt la concepisce come suddivisa in 3 livelli ( Noviziato, Grado Minervale e Minervale Illuminato) che poi, nel periodo di maggiore auge, grazie all’intervento di Adolph Freiherr von Knigge verranno modificati in 4 classi (cioè Minervale, Massoneria blu, Classe dei Misteri e dei Misteri Superiori); a loro volta distinti in ulteriori articolazioni(31).
Ciò che è più importante è che sin dal primo momento tali livelli vengono concepiti sulla falsariga di gradi di un percorso iniziatico, di ispirazione massonica, aspetto che, successivamente, con l’apporto del barone von Knigge si accentuerà oltremodo. All’uopo, Weishaupt costruisce un’impalcatura di simbologie di varia ispirazione muratoria, capaci di confondere l’aspirante confratello e dargli l’impressione di un ambiente misterico, di chiara filiazione massonica, del tipo della Stretta Osservanza(32). In questo modo il novizio si sentiva introdotto ad un mondo di comunità e fratellanza, dove il segreto risultava il perno centrale, fungendo, sia da argine di sicurezza, sia da motore e moltiplicatore delle energie impiegate.
E’ esattamente in questo punto che nasce la duplice natura della sociabilità della setta stessa, tutta concepita e sviluppata sulla centralità del segreto, di cui, da un lato, gli adepti desiderano di essere messi a parte e cui desiderano attingere per la propria crescita spirituale nonché per l’attuazione del progetto utopico di palingenesi dell’umanità; ma, dall’altro lato, nessuna verità vi corrisponde, se non quella della natura del potere sistemico(33) che, una volta spogliato degli strumenti e delle modalità di attuazione capillare, mostra solo il volto indistinto di uno spazio vuoto e risuonante delle forze in esso indotte dall’esterno!
Tale tipo di apparato si spiega molto bene ricorrendo alla teoria del potere sistemico, così come teorizzato da Giulio M. Chiodi. Esso è caratterizzato da tre sottosistemi o strumenti ad esso coessenziali: la forza, il diritto, la finzione ideologica. La diversa sequenza combinatoria dei medesimi, tanto a grandi linee che nell’intervento specifico delle singole scelte politiche, ne qualifica la forma e le linee di condotta, le quali, a loro volta ne permettono la catalogazione secondo le categorie dei diversi sistemi politici, di cui per esempio quello di tipo patriarcale risulta la versione base, meno elaborata(34). Qui la finzione ideologica si presenta come quella coinè indistintamente culturale, religiosa, morale, di familiarità, oltre i confini della quale il buio del territorio non sottoposto al dominio della comunità si fa metafora della paura della morte(35). In essa solo due caratteri si distinguono nettamente: il patriarca e i suoi familiari, ossia il rapporto verticale detentore del potere - sudditi; e quello orizzontale della fratellanza, con le relative problematiche del conflitto(36).
Quale che sia la sequenza della modalità d’intervento del detentore del potere, l’ essenza dell’intervento stesso non si sottrae al predominio della finzione ideologica, la quale ha il duplice volto sia di strumento variegato nelle mani del vertice, influendo quindi, anche sul modo di intendere il diritto e la forza e le loro modalità di attuazione; sia di contesto che permette e coessenzia l’esistenza della forma stessa di potere.
Per l’appunto, al sistema patriarcale di dominio è assimilabile la veste ufficiale dell’Ordine degli Illuminati, luogo dove la finzione ideologica è rinvenibile, sia nella verticalità del rapporto allievo-maestro/padre, sia nella orizzontalità della fratellanza; dimensioni che, insieme al segreto, costituiscono nei valori dell’obbedienza e del mutuo soccorso le condizioni irrinunciabili dell’appartenenza alla setta. Tuttavia, l’aspetto interessante è quello apparentemente secondario delle modalità di attuazione di queste coordinate. Gli Illuminati di Baviera sono un singolare caso di sociabilità piramidale, chiusa in se stessa, rigorosamente elitaria, che si struttura in nome della Ragione, concepita come l’unico veicolo per la restituzione della felicità al genere umano e atta a ricondurlo all’originario stato di fraternità ed eguaglianza.
Sostanzialmente, il successo della società segreta, a dispetto dello spessore semplicistico, sembra consistere nella fortunata combinazione di una rigida struttura di potere, gerarchizzata in modo capillare, e di un uso spregiudicato della finzione ideologica in sintonia con la sensibilità dei tempi.
Scopo eminente dell’Ordine, infatti, è quello di formare un piccolo esercito di uomini su cui poter far affidamento per l’attuazione di un programma politico di palingenesi antropologica e di sovvertimento del potere politico, in nome dell’antica germanica unpolithische Anarchie(37); si confondono così alcuni caratteri di un’originaria cultura nomadica di stampo germanico e la mancanza di un centro di potere, simbolicamente rinvenibile nello spazio della stanzialità, con la mancanza di forme politiche e con l’arbitrio. (38) Il programma politico e antropologico di Weishaupt contrabbanda, in questo modo, il mitismo di un germanesimo originario, libero da legami sociali, per il progetto di restaurazione della condizione naturale di libertà del popolo tedesco. All’uopo i primi gradi degli Illuminaten, ma sostanzialmente tutti, corrispondono ad una scuola di formazione o ad una società d’insegnamento superiore di scienze umane e antropologiche.
Non a caso i programmi sottoposti agli adepti venivano debitamente selezionati in base alla perentoria esclusione della teologia e della giurisprudenza, considerate come dannose allo spirito, e all’inclusione di tutti quegli autori che, a partire dall’antichità, fossero ricchi di immagini suggestive. Una simile scelta costituiva un abile stratagemma per selezionare i novizi e promuovere solo i più adatti ad essere veramente indottrinati, a scapito di coloro che venivano indirizzati verso il simbolismo massonico! (39) Sin dai primi passi, tuttavia, interesse dell’Ordine era sostanzialmente abituare gli adepti ad una certa mole quotidiana di lavoro, in ossequio ai principî dell’obbedienza e della solerzia, in abnegazione assoluta verso i diretti superiori e in una fede cieca negli alti gradi, di cui ignoravano ogni cosa, ma con i quali avevano un fitto e indiretto rapporto epistolare, a controllo incrociato. Ogni membro era obbligato quotidianamente a redigere in forma epistolare un diario particolareggiato circa la propria vita in comunità con i fratelli, ma anche personale, familiare e coscienziale. Tale totale mancanza di pudore gli veniva richiesta come esercizio spirituale, per essere, ovviamente, usata, invece, contro di lui come arma preventiva a carattere ricattatorio. Una volta abituatisi a tale convenzione, essi venivano invitati ad applicare tale metodo ai fratelli, nei confronti dei quali, intanto, avevano sviluppato una spiccata competizione negli studi e nessuna confidenza personale, essendo questa tutta riversata nel rapporto verticale, sia col diretto superiore, sia nei confronti di un superiore sconosciuto. Ognuno di essi veniva, tuttavia, spiato da altri confratelli a sua insaputa, mentre attraverso delle lettere gli si faceva credere che la sua opera delatoria fosse un particolare servizio da rendere all’ordine per un suo eccezionale merito. (40)
La pedagogia, dunque, occupa un posto di rilievo nell’intero percorso dell’adepto. Egli viene forgiato nella convinzione di attingere gradualmente a delle verità sapienziali e si presta ad un programma capillare di orientamento delle coscienze, che consta di una pars costruens e di una destruens. Nella prima vengono fornite tutte quelle letture in sintonia con la moda dell’epoca, che possano infervorare gli animi e determinare il coinvolgimento totale dell’adepto all’Ordine. In una fase successiva, caratterizzata da una già avvenuta sottomissione della volontà agli ordini superiori e distruzione dell’autonomia del pensiero ad opera di una spersonalizzazione a favore della rete di sociabilità; allora e solo allora vengono fornite le chiavi per la destrutturazione e demolizione dell’intero sapere accumulato. Si tratta di una fase molto delicata di distruzione sistematica dei riferimenti culturali, costumali e psicologici per rendere fluttuante la primigenia identità dell’adepto. Una volta conquistata la roccaforte delle certezze dell’uomo con il baluardo delle idealità rivoluzionarie di stampo francese, a coloro i quali venivano ritenuti adatti a un ulteriore svelamento, veniva rivelata la vera identità di potere dell’organizzazione. Tuttavia, ciò non mancava di avvenire dopo che i singoli adepti si erano gradualmente trasformati in confratelli, avendo sviluppato un radicato senso di appartenenza alla comunità, attraverso capillari costruzioni di relazioni amicali e di subordinazione psicologica, dopo il superamento di prove dal carattere delatorio e, a volte, ritenuto di compromissione(41).
E’ questa la fase fertile che interessa agli alti gradi della gerarchia: in questo momento la coscienza è plasmabile. Coloro che vengono ritenuti degni e suscettibili di essere asserviti alla causa vengono lentamente introdotti al segreto. Gli altri sono indirizzati verso i gradi massonici: costituiscono il materiale umano non interessante, lo scarto delle probabilità di riuscita dell’opera di indottrinamento.
Il vero segreto è, dunque, nella completa abnegazione agli studi e alle modalità disciplinate di apprendimento e convivenza. E’ qui che l’uso raffinato della finzione ideologica si compie definitivamente, corroborando il meccanismo di potere che su di essa si fonda. Weishaupt e i suoi stretti collaboratori colgono esattamente le tensioni ideali diffuse a quei tempi tra gran parte della gioventù colta e costruiscono il loro slogan di eguaglianza, fratellanza e libertà in sintonia con l’ambiente. L’intera operazione sarà quella di convogliare tali entusiasmi verso un obiettivo diametralmente opposto di realizzazione di un sistema chiuso di sociabilità, il cui nerbo è una struttura di potere estremamente piramidale, con una base asservita ai principî segreti che la governano. Il piano di caricamento e svuotamento delle coscienze è una raffinata strategia per poter creare un accumulatore di aspettative unidirezionate verso un obiettivo segreto, ma continuamente evocato. Nella fase finale, prima che il meccanismo psicologico scatti definitivamente, avviene una sostituzione di contenuti che, di fatto, è solo nominale, poiché gli adepti sono già immersi fino al collo nella logica del potere nella quale si sono formati, raccontandosi di lavorare per la restaurazione dell’originaria libertà del popolo germanico.
La potenza evocativa di un linguaggio simbolico direzionato, quindi ridotto a simulacro, ad allegoria di se stesso, come ad esempio quello proprio al mito dell’originario germanesimo, usato come trama, come luogo di una naturale fratellanza ed eguaglianza, su cui si innesta un non ben precisato concetto di libertà anarchica, è in grado di sedurre le idealità giovanili, confondendone le spinte libertarie con un indistinto richiamo all’originario, evocato e direzionato in un’allegoria sociale molto incisiva(42).
L’esaltazione per lo stato originario, negazione di ogni società stanziale che si sia data una forma istituzionale, è in netto contrasto con la capillare gerarchizzazione del controllo su cui si regge l’ordine stesso. Parimenti la fratellanza tra tutti i popoli è in immediata contraddizione con il richiamo al germanesimo originario e l’esaltazione delle sue peculiarità. Tuttavia, esso costituisce l’evocazione dell’intero, di un giardino di totalità cui ri-condurre l’umanità così rinnovata. Inoltre, l’anarchica libertà inseguita e sventolata stride quotidianamente con la disciplina della setta. Eppure la raffinata propaganda degli Illuminati di Baviera consegna ad un progetto politico scaltro e spietato, la cui anima era soltanto l’autoaffermazione di una macchina di potere, tanto l’onestà intellettuale quanto le spinte libertarie di molti - anche confratelli massoni- animati da sincero interesse per lo studio e per il benessere dell’umanità.
Tali modalità presentano un ipercontrollo verticistico e razionalizzato all’estremo, nascondendo una totale anarchia dell’esercizio del potere da parte di una ristretta élite o, addirittura, di uno solo; i valori morali e le condizioni di fratellanza esistono unicamente per favorire e nascondere l’ambizione e le spinte irrazionalistiche di pochi.
Tuttavia non è possibile ex post ridurre tale fenomeno unicamente alle spinte del fondatore, bensì esso è da ricondurre alla singolare simbiosi che si è verificata tra due concezioni antropologiche e del potere. L’una si ravvisa nella logica del puro esercizio del potere, sovrapposta ad una considerazione dell’uomo meramente strumentale e funzionale al potere stesso; l’altra, viceversa, è la strumentalizzazione del potere per fini ideali. Con ogni probabilità, proprio l’ambivalenza del Giano bifronte ne ha costituito il nerbo e la straordinarietà ed ha consentito a molti uomini di rilievo di farne parte e di lavorare per il volto visibile, illuminato appunto; senza sapere, forse, che l’efficienza della macchina risiedeva nella zona oscurata, negata.
Da qui deriva una forma duplice di sociabilità, articolata sul gioco delle identità, sviluppatasi su una doppia inconsapevolezza o, per lo meno, sulla cecità degli adepti dinanzi alla strumentalizzazione ideologica compiuta dal vertice e dalla sottovalutazione di quest’ultimo delle energie impiegate.
Ecco che la demonizzazione di cui è stato fatto oggetto l’Ordine degli Illuminati di Baviera si spiega, forse, con l’intuizione della pericolosità dell’operazione: progetto politico puro, costruito intorno al segreto più terribile, cioè quello del vuoto, a partire dal quale si snoda un fiume di energie che si dirama in una rete infinitesimale di canali pensati con severa precisione; essi, trasversalmente alle singole civitates, sono in grado di orientare le coscienze verso qualsiasi obiettivo, a prescindere dalla plausibilità dei contenuti, come una possente organizzazione spionistica, capace di evocare la potenza dell’immaginario strumentalizzando conoscenze esoteriche, e di infiltrarsi nei luoghi istituzionali del Politico, influenzandone profondamente le sorti.
Note:
(1) In tal senso, Margaret C. Jacob, Massoneria illuminata. Politica e cultura nell’Europa del Settecento, Einaudi, Torino 1995, pg. 7 sgg; pg.158 sgg. ; pg. 304 sgg. (2) Solo a titolo esemplificativo, si pensi a Danilo Castellano (a cura di), L’anima europea dell’Europa, ESI, Napoli 2002;Giulio M. Chiodi, Europa. Universalità e pluralismo delle culture, Torino 2002; Jürgen Habermas, Una Costituzione per l’Europa? Osservazioni su DieterGrimm, in Gustavo Zagrebelsky-Pier Paolo Portinaro- Jorgh Luther (a cura di), Il futuro della Costituzione, Einaudi, Torino 1996; Danilo Zolo(a cura di), La cittadinanza. Appartenenza, identità, diritti, Laterza, Roma_Bari 1999; (3) Il primo riferimento è al saggio di Novalis, La cristianità, o Europa, trad. it., Rusconi, Milano 1995. (4) Circa l’importanza di una riscoperta del sentimento di totalità e di sacralità per il recupero di una identità europea veramente radicata nelle coscienze, cfr. Claudio Bonvecchio, Europa: utopia o realtà?, in “Hora”, Il Tempo d’Europa, n. 0, marzo 2004. (5) Cfr. Claudio Bonvecchio, L’uomo senza maschera:tra identità e omologazione, in “Metabasis”, rivista di filosofia on-line, marzo 2006, anno I, n. 1; cfr. Claudio Bonvecchio, Note sull’identità, in “Metabasis”, rivista di filosofia on-line, nov. 2007, anno II, n. 4. (6) Circa la non veridicità della filiazione massonica degli Illuminati di Baviera, i riferimenti sono numerosi; per un primo confronto, Encyclopedie de la Franc-maçonnerie, La Pochotèque, 2000, pg. 427 sgg. (7) Per tutto il secolo l’interesse per l’esoterismo fu largamente diffuso in molti ambienti di diversa estrazione. In particolare, le conoscenze alchemica e magica furono molto popolari, sia in circoli d’élite e di studio, sia nella loro versione semplificata e degenerata; la stessa massoneria fu attraversata da entrambe e dalle due versioni di ognuna. Cfr. Marino Freschi, L’Utopia nel Settecento tedesco, Quaderni degli Annali dell’Istituto Universitario Orientale, L. Zagari (a cura di), sez. germanica, n.°8,Napoli 1974, pg. 82. Per ciò che riguarda il carattere mistico del secolo, e il panorama variegato degli illuminati a vario titolo, cfr. Renzo De Felice, Note e ricerche sugli “Illuminati” e ilmisticismo rivoluzionario(1789-1800), Ed. di Storia e Letteratura, Roma 1960; per un riferimento ai Rosacroce, cfr. Giuseppe Giarrizzo, Massoneria e Illuminismo nell’Europadel Settecento, Marsilio, Venezia 1994, pg.207 sgg. C’è da dire, inoltre, che l’interesse per una concezione esoterica della conoscenza fu vivo anche in autori come Thomasius e Ruediger e nell’ambiente illuminista di estrazione pietista. In queste frange, tale interesse veniva a rafforzare la concezione gnostica del Cristo come Uomo-Dio. Sul punto, cfr. E. De Negri, La teologia di Lutero. Rivelazione e dialettica, Firenze 1967, pg. 309, in M. Freschi, L’Utopia, cit., pg 47. Sull’Uomo-Dio cfr. anche il mio Elena Cuomo, Il sovrano luminoso, Miti, simboli e politica, Serie arancione, Giappichelli, Torino 2000. (8) Cfr. Giulio M. Chiodi, Europa, cit., pg. 7sgg. (9) In un confronto tra studiosi del tema, si ricorda qui che Agulhon è considerato “il primo ad aver introdotto a pieno titolo la sociabilità nella storiografia”, cfr. Zefiro Ciuffoletti, Saggio introduttivo, in Z. Ciuffoletti (a cura di), La Massoneria e le forme di sociabilità nell’Europa del Settecento, “il Vieusseux”, Quadrimestrale, Anno IV, n.11, Firenze maggio-agosto 1991, pg 4; Daniel Roche,si ritiene abbia mostrato nella massoneria uno dei più importanti modelli di sociabilità pre-rivoluzionaria, cfr. Ivi, pg.6. (10) Cfr. Manfred Agethen, Geheimbund und Utopie. Illuminaten, Freimaurer und deutsche Spätaufklärung, Oldenbourg Verlag, Muenchen 1984. pg. 116 (11) Cfr. Encyclopedie de la Franc-maçonnerie, cit., pg 418 e pg.469. (12) Z. Ciuffoletti (a cura di), La Massoneria e le forme di sociabilità nell’Europa del Settecento, “il Vieusseux”, Quadrimestrale, Anno IV, n.11, Firenze maggio-agosto 1991, pg 71. (13) Per una prima teorizzazione, cfr. Giulio M. Chiodi, Sul diritto europeo. Nota di simbolica giuridica, in Lorenzo d’Avack, Sviluppo dei diritti dell’uomo e protezione giuridica, Guida ed., Napoli 2002; e Giulio M. Chiodi, Europa, universalità e pluralismo delle culture, Giappichelli, Torino 2002. (14) Augustin Barruel (1741-1820) è comunemente considerato il padre della Teoria della cospirazione, la cui tesi è nota: la rivoluzione francese sarebbe il frutto di un’azione concertata dai philosophes, dai massoni convertitisi al comunismo degli Illuminati di Baviera e dai giacobini, eredi del radicalismo massonico…In tal senso, cfr. Dino Carpanetto, Augustin Barruel, in Bruno Buongiovanni e Luciano Guerci (a cura di), L’albero della Rivoluzione, le interpretazioni della Rivoluzione francese, pg. 49 sgg. Cfr. Augustin Barruel, Gli Illuminati di Baviera, una setta massonica del Settecento tra congiura e mistero, Oscar Mondadori, Milano 2004. (15) H. Reinhalter, La massoneria e le forme di sociabilità in Europa, soprattutto in Germania ed Austria, nella seconda metà del XVIII secolo, in Zeffiro Ciuffoletti (a cura di), La massoneria e le forme di sociabilità nell’Europa del Settecento, cit., pg 71 sgg.. (16) In tal senso cfr. anche René Le Forestier, Les Illuminés de Bavière et la franc-maçonnerie allemande, Archè, Milano 2001, pg 298 sgg. (17) A titolo esemplificativo, si pensi a Francovich, Freschi, Le Forrestier, Margareth Jacob, Reinhalter. (18) Cfr. Giulio M. Chiodi, Allegoria sociale, in “Iride”, Filosofia e discussione pubblica, n.20, gennaio-aprile 1997,anno X,pgg.53-67. (19) Pur non completamente soddisfacente, tale posizione interpretativa, non completamente univoca e, anzi, variamente composita al suo interno, non è frutto di una banale e frettolosa valutazione, bensì si fonda su certa storiografia francese, di stampo tradizionalista e vicina all’Ancien regime. Tuttavia, oggi è abbastanza accreditata la posizione in base alla quale è possibile sostenere che essa giunse ad una valutazione alquanto parziale del nell’incontro con la Francia, si va inconsapevolmente colorando di suggestioni di stampo rousseauiano. Cfr. Augustin Barruel, Memorie perservire allaStoria delgiacobinismo, III e IV tomo, Gabinetto Letterario, Napoli, strada Quercia al Gesù Nuovo, n.°17, 1824. (20) Si intenda per Tugend il valore dell’onestà,della lealtà e della capacità di sopportare serenamente le traversie della vita, sostanziato da un profondo senso di solidarietà umana e di responsabilità sociale. Cfr. Marino Freschi, Utopia, cit., pg 20. (21) Die Empfindsamkeit di derivazione wolffiana: sensibilità “ fondata sugli ideali di filantropia universale e sostenuta dalla fiducia nell’operare umano e da una vasta apertura verso tematiche di rinnovamento sociale, intrecciate alla primaria istanza di rigenerazione morale…”. Ivi, pg.22. (22)Ivi, pg. 32. (23)Ivi, pg 32 sg., e pg. 36. (24) Il riferimento a Lessing si intenda qui in primis nella direzione di rinvenire in seno all’Aufklaerung stessa quell’ampiezza problematica e di contraddizioni che costituisce una soluzione di continuità tra cultura illuminista e cultura romantica; (Freschi pg. 58-59); in secundis lo si intenda come quell’intreccio di idealità politiche che vide il modello del cavaliere difendere l’educabiltià del genere umano contro il dispotismo responsabile della rottura dell’ordine naturale intesa come l’infrazione del libero contratto sociale (Freschi, pg 60-61); inoltre, con riferimento ai Dialoghi massonici di Lessing, si vuole sottolineare la tensione che attraversò gran parte del secolo, animato dall’armonia utopica della ragione e della tolleranza , della giustizia e dell’uguaglianza e il duro confronto con la realtà fattuale di un ordinamento ancora dispotico-feudale. Cfr. M.Freschi, Utopia, cit., pg.68. (25) Alla debolezza politica delle borghesia tedesca fa riscontro l’egemonizzazione di questa della cultura settecentesca, come derivazione di stampo pietistico e quindi non necessariamente illuminista e, comunque non ispirata alla letteratura francese, accusata di materialismo, ma piuttosto a quella inglese, cfr. M. Freschi, Utopia, cit., pg 78 79. (26) Cfr. R. Le Forestier, Les Illuminés, cit., pg.17 (27) Circa il radicalismo degli Illuminaten, il riferimento è d’obbligo a Reinhart Koselleck, Critica illuministica e crisi della società borghese, Bologna 1972; K. Ha sostenuto che gli Illuminati di Baviera non costituissero una imitazione del fenomeno massonico, bensì “ne costituivano la logica conseguenza, realizzando il passaggio dall’attivismo sociale a quello politico”(R. Koselleck, Kritik und Krise, Ein Beitrag zur Pathogenese der bürgerliche Welt, Freiburg-München 1959, pg. 106 sg., cit. in M. C. Jacob, Massoneria illuminata. Politica e cultura nell’Europa del Settecento, Einaudi, Torino 1995, pg. 23); tuttavia qui non si vuole sostenere con l’autore l’accusa agli illuminismi europei di aver sviluppato gli ideali utopici di virtù, perfezionamento e fratellanza verso la meta di abolizione dello Stato, trasformando l’incipit dell’età moderna in un utopismo fuorviato e gravido del futuro totalitarismo. Piuttosto, ritengo particolarmente interessante e significativa la tesi di Koselleck se, quando si parla di illuminismo, ci si riferisce all’illuminismo degli Illuminati di Baviera, che fondarono la propria forza sul segreto e sono rimasti vittima del loro stesso travestimento. Circa il dibattito storiografico sulle interpretazioni di Koselleck e di Furet, cfr. Margaret C. Jacob, Massoneria illuminata. cit., pg. 21 sgg. (28) Cfr. M. Agethen, Geheimbund und Utopie, cit., pg 114 sg. (29) Cfr. R. Le Forestier, Les Illumiés de Bavière, pg. 17. (30) Cfr. H. Schlaffer, in Manfred Agethen, Geheimbund und Utopie, Illuminaten, Freimauer und deutscheSpaetaufklaerung, R. Oldenbourg Verlag, Muenchen 1984, pg.51. Tra l’altro, circa i contatti di de Sade con la massoneria francese, cfr. G. Giarrizzo, Massoneria, cit., pg. 61. (31) Le classi della riforma del barone von Kniegge prevedevano inoltre un’ulteriore suddivisione di ognuna di esse nei seguenti gradi specifici: 1) Novizio, Minervale, Minervale Illuminato o minore; 2) Apprendista, Compagno, Maestro; 3) Illuminato maggiore o Novizio Scozzese, Illuminato dirigente o Cavaliere Scozzese; 4) Misteri Superiori: Prete, Magio, Regent. Cfr. R. Le Forestier, Les Illuminés, cit., pg.46-71; pg.251-295. (32) Negli anni ’70 del secolo, col verificarsi di un’ulteriore crisi della sociabilità muratoria, dopo l’empasse degli anni ’30 e ’40, la Stretta Osservanza era alla ricerca di nuove forze contro il diffondersi della massoneria esoterica e in particolare del martinismo; pertanto, pensò di trovare un utile alleato nelle forze della novella società segreta e ne consentì l’innesto. Sul punto, cfr. G. Giarrizzo, Massoneria, cit., pg. 202 e pg. 206. Circa una sintesi delle vicende del martinismo originario, nonché sull’insegnamento specie filosofico-politico di Louis-Claude de Saint-Martin, cfr. Elena Cuomo, Il sovrano luminoso, cit., tutto. (33) Cfr. Giulio M. Chiodi, La menzogna del potere, Giuffrè, Napoli 1979. (34) Ivi, pg.128 sgg. (35) Circa la rilevanza nella società della paura della morte e la funzione simbolica delo spazio cfr. Luigi Alfieri, La paurae la città, in Elena Cuomo (a cura di), Simboliche dello spazio, immagini e culture della terra, A. Guida Ed., Napoli 2003. (36) Cfr. Giulio M. Chiodi (a cura di), Conflitto tra fratelli, Miti, Simboli e Politica, Serie Azzurra, Giappichelli, Torino 1993. Circa la conflittualità orizzontale tra fratelli ed il rapporto con la figura paterna del detentore del potere, cfr. Domenica Mazzù, Il complesso dell’usurpatore, Giuffrè, Milano 1999. (37) Nel progetto politico di Weishaupt si rinvengono elementi come il nomadismo che inneggiano al germanesimo originario, anche se mescolati con echi rousseauoiani, cfr. R. Le Forestier, Les Illuminés, cit., pg. 311. (38) Cfr. Giulio M. Chiodi, Il costituzionalismo europeo tra civitas e socialitas, in Danilo Castellano (a cura di), Quale Costituzione per quale Europa?Esi, Napoli 2004. (39) La qual cosa fa capire in quale considerazione gli Illuminati di Baviera avessero la massoneria, dalla quale millantavano diretta filiazione, prima di dichiararsene parte integrante. (40) Cfr. R. Le Forestier,, Les Illuminés, cit., pgg. 73-77; (41) Cfr. M. Agethen, Geheimbund und Utopie, cit., pg. 192 sgg; pg. 209 sgg. (42) Cfr. Giulio M. Chiodi, L’allegoria sociale, cit.